venerdì 30 gennaio 2009

Fiume Colorado, la grande truffa!


Da Repubblica ambiente di oggi (30 gennaio 2009) l'articolo seguente...

e chi lo avrebbe mai detto?

Nel frattempo da noi la Calabria continua a franare...




Usa, declina il fiume ColoradoPericoli per il Grand Canyon
L'amministrazione Bush ha ignorato o falsato i responsi delle ricerche sulle risorse idriche Usa. A farne le spese, l'ecosistema di uno dei parchi più famosi del mondo di CRISTINA NADOTTI
Una veduta dal Grand Canyon
RAPPORTI scientifici falsificati per aggirare il parere degli esperti sui rischi ambientali. È solo l'ultimo di uno dei tanti misfatti dell'amministrazione Bush in fatto di tutela ambientale, e a farne le spese è stato questa volta un monumento naturale, il Grand Canyon. Il quotidiano americano Washington Post ha svelato che il ministero dell'Interno ha voluto ignorare, e in alcuni casi modificare, i responsi di ricerche scientifiche sulla corretta gestione delle risorse idriche del fiume Colorado. Così facendo, la fauna e l'ecosistema in generale del Grand Canyon, secondo il gruppo ambientalista Grand Canyon Trust, sono stati fortemente danneggiati. Una disputa annosa. Le dighe su invasi che afferiscono al Colorado sono al centro di una disputa annosa. Le acque che alimentano il fiume forniscono energia idrica e il loro fluire viene regolamentato a seconda del fabbisogno di energia elettrica della zona. Se però l'apertura o chiusura delle dighe è utile per le centrali idroelettriche, non è detto lo sia altrettanto per l'ecosistema del Grand Canyon. Gli ambientalisti sostengono infatti che una regolazione dei flussi non sia naturale visto che, per sua natura, il Colorado è caratterizzato da periodi di piene e di siccità. Al contrario, le centrali elettriche richiedono un flusso quasi costante e, per risparmiare, vogliono chiudere alcune dighe durante le ore notturne, quando c'è bisogno di meno potenza. Il piano quinquennale. Lo scorso febbraio il ministero degli Interni, che si occupa anche di gestione dell'ambiente, ha approvato un programma che prevede soltanto una piena all'anno, avvenuta nel marzo 2008, dopo la quale il Colorado avrebbe avuto un flusso regolato fino al 2012. Ogni decisione su come gestire le acque è stata quindi rimandata, sulla base dei risultati di studi costati al governo federale oltre 100 milioni di dollari. Ma questi studi, sostengono le associazioni ambientaliste, dicono chiaramente che il Colorado starebbe molto meglio con più piene occasionali e il governo ha voluto ignorarli. Al loro posto, secondo quanto sarebbe sfuggito alla dirigenza del Grand Canyon National Park, sono stati prodotti studi falsificati o incompleti, emendati delle parti contrarie agli interessi delle grandi aziende che possiedono gli impianti idroelettrici.
Gli animali vittime di Bush. Tra le vittime della politica senza scrupoli dell'amministrazione Bush ci sono dunque ora anche i Gila cypha, pesci d'acqua dolce tipici di alcuni fiumi statunitensi, oltre alle spiagge del Colorado, minacciate dall'erosione a causa della politica di gestione delle dighe. In particolare la popolazione dei pesci è oggetto di una disputa nella disputa perché il governo ha sostenuto, nel varare il piano quinquennale, che la popolazione di Gila cypha non è a rischio, mentre gli ambientalisti sostengono che i pesci dovrebbero essere inseriti negli elenchi delle specie a rischio. La fauna del Grand Canyon è solo l'ultima a essere messa in pericolo dalle scelte dell'amministrazione Bush: i salmoni furono tra le prime, specie già a rischio falcidiata dalle politiche repubblicane per la pesca e la costruzione di dighe. Inoltre, il presidente aveva tagliato i fondi alle ricerche pubbliche sulle specie in via di estinzione, ricerche che, anche quando venivano fatte, sono state spesso ignorate.
La sfida del ministro Salazar. Ken Salazar, il segretario di Stato agli Interni nominato da Barack Obama non ha voluto fare dichiarazioni sul caso specifico del Grand Canyon. Tuttavia i suoi intenti, in accordo con il programma del nuovo presidente, sono di invertire la rotta dell'amministrazione Bush e di mettere almeno sullo stesso piano gli interessi economici e quelli ambientali. "Non ci saranno più le sviste del passato", ha avuto modo di dire il ministro nei giorni scorsi, e gli ambientalisti gli hanno subito lanciato un appello: "Se vuole davvero cambiare, cominci dal suo ministero", sfidandolo a liberarsi degli impiegati e funzionari abituati a tenere in maggiore conto le ragioni degli industriali rispetto a quelle dei rapporti scientifici.

giovedì 29 gennaio 2009

Resta di stucco...

Propongo in successione tre articoli tratti da Repubblica di questi ultimi due giorni. Mi lascia perplesso il fatto che i tre fenomeni hanno investito le due regioni che devono essere collegate dal Ponte. Interessante anche il fatto che la A3 è chiusa per 60 Km e nel tratto che di fatto collega alla zona dove dovrebbe essere fondato il pilone calabrese del ponte sullo stretto – simpatica coincidenza!
La constatazione diventa poi drammatica se si pensa che la prima delle frane è in area PAI a massimo rischio idrogeologico (e infatti!!!!) e per le atre, soprattutto quelle nella zona di Tropea, per i lavori di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria (A3) è stata formulata la richiesta di variazione del PAI.
Io rimango di stucco di fronte a tanta inedia ed indifferenza e mi piacerebbe sapere se e come rispondono i tecnici degli enti pubblici che si occupano di queste concessioni folli.
Ovviamente le riflessioni ed i commenti non si fermano a questo, ma per il momento la rabbia è tanta e la lucidità non altrettanta.

Maltempo, frana sulla A3 a CosenzaDue morti e 5 feriti. Uno è molto grave
I geologi: "I nostri allarmi regolarmente inascoltati"
COSENZA - Sepolti dal fango nella loro auto in autostrada. E' di due morti e 5 feriti, di cui uno molto grave, il bilancio di una frana che ha invaso nella notte entrambe le carreggiate dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria tra gli svincoli di Rogliano e Altilia Grimaldi. Una massa di fango e detriti staccatasi per la pioggia da una collina ha seppellito un furgone che si muoveva in direzione sud sul quale viaggiavano sette persone, l'allenatore di una squadra di calcio e sei giocatori. Due ragazzi sono riusciti a salvarsi mentre altri due sono stati estratti vivi dopo diverse ore di lavoro. Per altre due persone però non c'è stato nulla da fare. Una delle vittime si chiama Nicolino Paliano, 59 anni originario di Cotronei (Crotone). Se è stata liberata da fango e detriti la carreggiata nord, le squadre dei vigili del fuoco e dell'Anas stanno proseguendo i lavori per rendere percorribile anche l'altra corsia. Al momento, secondo quanto si è appreso dal personale dell'Anas che è sul posto, non ci sono altri mezzi e persone travolti dal fango. L'uomo in gravi condizioni è ricoverato con altre due persone nel reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Catanzaro. Altri due feriti si trovano nell'ospedale di Lamezia Terme, ma le loro condizioni non sono gravi. Sempre nel Cosentino due persone sono rimaste ferite mentre, a bordo delle loro automobili, stavano attraversando un ponte sul fiume Crati che è improvvisamente crollato a causa dell'esondazione del fiume Crati. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno soccorso i due automobilisti accompagnandoli nell'ospedale di Cosenza. Le loro condizioni non destano preoccupazione. Gli allarmi inascoltati. "Più volte abbiamo lanciato l'allarme sulla devastazione del territorio calabrese, ma nessuno ci ha mai ascoltato. Ed ecco cosa succede", dice il presidente dell'Ordine dei geologi della Calabria, Paolo Cappadona. "Quello che è successo la scorsa notte è da terzo mondo. In Calabria c'è un territorio devastato, ma ogni volta che cerchiamo di sensibilizzare le istituzioni ci scontriamo con un muro di gomma". Sul caso è intervenuto anche il presidente della Regione Agazio Loiero. L'autostrada Salerno-Reggio Calabria è un caso nazionale, ha detto, "e infatti, io l'ho sollevato non più di due mesi fa. Però, in questo momento ci sono dei morti. Ci sono delle famiglie... E dunque, io non voglio farne una questione che possa suonare in qualsiasi modo strumentale. Prima di ogni altro discorso, è giusto capire bene che cosa è successo. Certamente, ci sarà il tempo di fare anche altre considerazioni".
Maltempo provoca frana a Tropeastrage evitata per un soffio
Tra nuovi cedimenti e misure precauzionali chiusi 60 chilometri di A3 Salerno-Reggio CalabriaSmottamento anche sulla ferrovia Potenza-Battipaglia, interrotti i collegamenti
Una frana in Calabria
VIBO VALENTIA - A pochi giorni dalla frana che ha ucciso due persone sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, il maltempo di questi giorni ha rischiato di provocare un'altra tragedia in Calabria. Un'enorme frana si è staccata questa notte dal costone che sovrasta Tropea, nota cittadina turistica sulla costa tirrenica, finendo sulla sottostante provinciale e poi fino al mare. Il crollo è avvenuto intorno alle 4. In quel momento, dato anche l'orario, non c'erano mezzi in transito. Sul luogo i vigili del fuoco e delle ruspe che stanno cercando di sgomberare i detriti che sono arrivati a poca distanza dal compresso alberghiero "Rocca Nettuno". Invaso anche il viale che porta al posto fisso della Polizia di Stato, chiuso al traffico. Altre frane minori si segnalano in tutto il vibonese. Oggi intanto, a Catanzaro, si svolgeranno i funerali della seconda vittima del disastro avvenuto domenica scorsa sull'A3, nel cosentino. Sulla stessa autostrada rimangono intanto molti disagi, amplificati da nuovi cedimenti del terreno. Sono ormai una sessantina i chilometri chiusi al traffico per frane o pericolo di frane. Oltre al tratto Cosenza Nord-Falerna, ieri sera il prefetto di Reggio Calabria Francesco Musolino ha disposto la chiusura del tratto Scilla-Villa San Giovanni. Oggi cominceranno le indagini geologiche sulla zona ed al momento, hanno riferito fonti della Prefettura, è impossibile fare previsioni sulla riapertura. Il risultato è che sulla statale 18, al momento l'unica via calabrese percorribile per i collegamenti nord-sud, si registrano incolonnamenti e disagi. Un'altra frana provocata dalle abbondanti piogge degli ultimi giorni ha invaso i binari fra le stazioni di Romagnano (Salerno) e Bella Muro (Potenza), costringendo le ferrovie a interrompere la linea Potenza-Battipaglia. Trenitalia ha programmato un piano di bus sostitutivi fino alle ore 15 per i collegamenti tra Taranto, Potenza, Battipaglia e Salerno. Nel frattempo, tecnici delle Ferrovie dello Stato sono al lavoro per liberare i binari dai detriti. Anche in questo caso è stato comunque evitato il peggio. Ieri sera, il treno regionale 12439 Salerno-Potenza ha riportato infatti danni in seguito all'urto con un masso, ma fortunatamente non vi sono stati contusi tra gli otto passeggeri che erano a bordo. Grossi problemi il maltempo li sta provocando anche a Napoli dove discesa Coroglio è stata chiusa al traffico in entrambi i sensi di marcia e una famiglia è stata evacuata a scopo precauzionale dopo il cedimento di parte della sommità del costone laterale dal lato della collina di Posillipo verificatosi la scorsa notte. Intanto in Sicilia si cerca ancora di individuare le responsabilità della tragedia avvenuta ieri quando una frana ha ucciso due operai a Caltanissetta. Di oggi è la conferma che l'Ufficio tecnico del Comune aveva intimato ai condomini dell'edificio di via Mario Gori di mettere in sicurezza il muro perimetrale del complesso crollato ieri pomeriggio. L'ordinanza risale al 29 ottobre scorso, dopo il sopralluogo dei tecnici effettuato in seguito a segnalazioni sulle lesioni del muro. Da qui l'ordine di consolidare il muro con interventi da effettuare con immediatezza, nel contempo il Comune aveva dichiarato l'inagibilità dell'area retrostante al condominio a causa dello stato di pericolo grave all'incolumità del privato e del pubblico.
Frana uccide due operai a CaltanissettaTerza vittima nel petrolchimico di Gela
Il sindaco: "La Protezione civile sapeva, mancavano i fondi"La procura apre un'inchiesta per accertare responsabilità nel crollo
Il luogo della frana
CALTANISSETTA - Una parte di montagna è franata a Caltanissetta travolgendo due operai che stavano eseguendo lavori di canalizzazione in via Mario Gori, nel quartiere Redentore. I soccorritori hanno estratto i corpi sepolti dalla terra e dal fango. Il terzo operaio che lavorava con i due compagni si è invece salvato perché si era allontanato poco prima del crollo. Le vittime della frana nel nisseno sono invece Santo Notarrigo, 37 anni, titolare della ditta che stava svolgendo i lavori, di Caltanissetta, e Felice Baldi, 19 anni, originario di un centro della provincia. Il corpo di Notarrigo è stato estratto subito dal fango, mentre quello di Baldi è stato individuato dai soccorritori dopo quasi un'ora di scavi. La procura di Caltanissetta ha aperto un fascicolo sulla frana, al momento a carico di ignoti, per accertare le responsabilità nel crollo. Lo smottamento, avvenuto in un'area condominiale sulla collina Sant'Anna, è stato causato dalle forti piogge cadute in questi giorni. La zona era già stata teatro di frane e l'allarme era alto, tanto che una ventina di famiglie erano state allontanate dalle loro case. La situazione era preoccupante, come ha confermato il sindaco della città, Salvatore Messana, che ha annunciato che proclamerà un giorno di lutto cittadino. "E' davvero una tragedia quella che è avvenuta. Una cosa è sicura - ha detto il primo cittadino - la situazione di dissesto idrogeologico di Caltanissetta è grave. Da tempo avevo sollecitato la Protezione civile a intervenire sulla collina Sant'Anna ma non è stato fatto nulla perché mi è stato risposto che mancavano i fondi necessari ai lavori di consolidamento'". I lavori erano stati commissionati dal condominio dopo che il Comune, per evitare pericoli, aveva emesso ordinanza di divieto di transito. Nel cantiere operavano ruspe e altri mezzi meccanici. Le vibrazioni, secondo una prima ipotesi, potrebbero aver favorito il distacco di un costone collinare, reso già instabile dalle piogge degli ultimi giorni. Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, i due stavano lavorando per conto del condominio di via Mario Gori e con una piccola gru stavano tentando di scavare un canale per portare l'acqua piovana nella fognatura. Da alcune settimane, da quando ha iniziato a piovere in modo incessante, nella zona si sono verificati diversi cedimenti del terreno con infiltrazioni d'acqua, così il condominio aveva deciso di effettuare la canalizzazione dell'acqua per evitare danni al palazzo. Appena i due operai hanno cominciato a scavare, il muro di contenimento in cemento armato è crollato e li ha travolti. Il sindaco Messana ha sottolineato che "sono varie le zone delle città interessate da dissesto idrogeologico e per ora sono 60 le famiglie ospitate in alberghi dopo problemi idrogeologici verificatisi nella zona di Sant'Anna e santa Barbara a causa del fenomeno dei vulcanelli".

martedì 16 dicembre 2008

Il dissesto in Nicaragua (di Alessandro Davì)
















In un periodo in cui bisognerebbe sensibilizzare maggiormente la pubblica opinione sul problema del dissesto idrogeologico e dell'instabilità dei versanti l’idea di questo blog mi sembra consona e opportuna. Anche perché noi su questi versanti ci viviamo o ci costruiamo strutture, spesse volte in maniera sconsiderata, anche se a volte le spacciamo come progetti di primaria importanza per lo sviluppo industriale ed economico di una determinata regione.
Benché i miei studi mi abbiano avvicinato a problematiche di differente tipologia non nego che per la Geomorfologia in genere ho sempre nutrito un forte interesse, interesse ancestrale che mi riporta fino alla mia infanzia e al mio amore per la geografia.
Nel corso dei miei studi ho dovuto avvicinarmi a fenomeni gravitativi come (o affini a) crolli, colamenti e (soprattutto) lahar. Il tutto era canalizzato verso un mio studio su fenomeni di dissesto in ambiente vulcanico. E’ ovviamente superfluo sottolineare come un’attività eruttiva (in special modo di tipo pliniano) possa causare grandi stravolgimenti geologici regionali che esulano dal puro, specifico interesse vulcanologico o petrografico. Annosa è ad esempio la questione se bisogna considerare il "lahar" un evento puramente legato al vulcanismo (magari ad un vulcanismo secondario) o un meccanismo strettamente legato alla geomorfologia della regione sotto esame. La frammentazione di un magma durante un evento eruttivo pliniano può poi giocare un ruolo fondamentale nella tessitura e nella coesione di un sedimento sciolto: la frana di Sarno del 1988 fu un caso classico di tale dannosa combinazione: materiale piroclastico ricco in SiO2, finissimo, imbibito da acque meteoriche e reso instabile dall’attività antropica.
Molti di voi sanno che un mio campo d’indagine è stato, ovviamente per motivi di studio e di formazione accademica, l’America Centrale e principalmente il Nicaragua. Inoltre, visto che Leonardo espone nel suo articolo l’utilizzo di macchinari e strumentazioni tecnologicamente avanzate, sarebbe anche interessante confrontare le metodologie di ricerca e di approccio sperimentale tra un paese relativamente sviluppato tecnologicamente come l'Italia e un paese come il Nicaragua che ha forti motivazioni nel voler colmare certe lacune conoscitive che riguardano uno dei suoi problemi più pressanti come il dissesto idrogeologico. Ricordiamo che il Nicaragua essendo un paese di fascia tropicale ha un regime pluviometrico con un’altissima escursione di valori tra il "semestre umido" e il "semestre secco". Immaginate le condizioni di fissità e resistenza meccanica dei suoi versanti all’arrivo delle prime imponenti piogge torrenziali dopo sei mesi di totale siccità.
Le frane su cui mi sono soffermato in Nicaragua (soprattutto lahar) riguardano soprattutto la zona di Managua e la zona dei vulcani San Cristobal e Casitas (nella zona nord-ovest del paese). Allego a tale articolo alcune immagini interessanti e noterete che alcuni fenomeni di distacco sono estremamente notevoli.
La foto (1) è stata scattata dal sottoscritto durante un’escursione ai già citati S. Cristobal (a sinistra) e Casitas (a destra): notevole è a destra lo squarcio apertosi per un fenomeni gravitativi collegati all’attività dell’Uragano Mitch del 1998. L’evento può essere definito come un debris avalanche freddo che ha slabbrato il pendio, creando una discontinuità sul manto di vegetazione. La foto forse non renderà l'idea e l’imponenza del fenomeno ma, abbiate fiducia in chi c’è stato, è qualcosa di impressionante da vedere.
La foto (2) mostra lo stesso evento ma rende forse meglio l'idea del materiale depositatosi nel pedemont, tale foto è ricavata da una pubblicazione INETER (Instituto Nicaragüense Estudios Territoriales).
La foto (3), sempre scattata dal sottoscritto, mostra un altro edificio vulcanico nicaraguense: il Cerro Negro. Osserviamo come un evento franoso, probabilmente sincrono ad attività eruttiva di tipo stromboliano, ha fatto sì che l'accumulo di materiale juvenile (cenere e scorie) rendesse instabile il versante con conseguente franamento, anche se non mi sentirei di definirlo un lahar vero e proprio. Da un punto di vista puramente granulometrico potrebbe essere un colamento ma non vi è certezza che vi sia stato una contemporanea imbibizione del deposito dovuta ad attività meteorica.
La foto (4) mostra la situazione edile ai piedi di Cerro Los Martinez, un rilievo che lambisce la periferia ovest della città di Managua. L’immagine è ovviamente molto interessante perché mostra la situazione urbanistica (ovviamente disordinata e caotica) al piede di versanti così instabili. L’eccessivo disboscamento e la ricostruzione scriteriata e disordinata della città dopo il terremoto del 1972 (che la distrusse quasi totalmente) rendono altamente probabile l’innescarsi di eventi gravitativi catastrofici che in special modo interessano certi quartieri fatiscenti della periferia. Managua è una città di 1.500.000 abitanti.
Alcune ONG italiane furono incaricate di sviluppare una carta di microzonazione del rischio della città di Managua: si trattava di uno sviluppo in GIS al fine di correlare ogni lotto della città con le principali fonti di rischio (terremoti, precipitazioni, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche) ed eventualmente sviluppare una carta della pericolosità al fine di portare avanti migliorie infrastrutturali e opere preventive. Grandi difficoltà allo sviluppo di tale progetto furono causate da lentezze burocratiche e da inadeguatezza di conoscenze geologiche dell’area. Purtroppo ignoro lo stato di attuazione di tale progetto che avrebbe potuto sicuramente avere un’importanza reale e concreta.
L’immagine (5) non necessita ovviamente di commenti ulteriori ed evidenzia la situazione altamente precaria delle periferie cittadine addossatesi in maniera incontrollata a versanti fortemente instabili.
In molte pubblicazioni o in molti studi fatti da ricercatori europei, americani e giapponesi, non si parla di metodologie di monitoraggio e di controllo ma vengono trattati solo analisi cartografiche e geomorfologiche in GIS. Tale metodologia di studio poteva essere innovativa 10 o 15 anni fa, mentre oggi uno sviluppo in GIS è da considerare uno stadio introduttivo ad un più completo progetto di controllo strumentale e monitoraggio satellitare.
La proposta che faccio in tale blog è quella di tessere una trama di confronti legati a diverse tipologie di fenomeni franosi in base a quanto da noi studiato e osservato, quindi non soffermandoci solo all'arco alpino ma anche alla Sicilia e ad aree dall’intensa attività eruttiva come l'arco centroamericano. Si potrebbero portare avanti dei progetti o delle discussioni circa tecniche di monitoraggio più avanzato che potrebbero attecchire in aree non ancora avvezze ad un certo tipo di studio.
L’uomo, nel corso dei secoli ha impiegato le sue energie migliori nel raggiungimento della totale conoscenza della realtà con cui interagisce. A causa delle nostre limitazioni intellettive e sensoriali non possiamo conoscere la realtà nella sua assoluta essenza, poiché cerchiamo (o abbiamo la presunzione) di trarre delle leggi più o meno costanti e universali attraverso studi empirici, legati ai fenomeni che riusciamo soltanto ad osservare. Ergo, il Modello sarà per noi sempre e comunque un’approssimazione ma non sarà mai il vettore per una conoscenza completa.
Stat rosa pristine nomine, nomina nuda tenemus.




















sabato 6 dicembre 2008

Il laser a scansione per il monitoraggio di strutture antropiche




Generalmente uso il laser scanner per applicazioni molto diverse e comunque su ambiti di media scala come frane, discariche e cave. Il progetto in esame è invece consistito nella verifica della variazione del quadro fessurativo di alcune abitazioni come specchio dell'evoluzione di uno sprofondamento diffuso in un comune della Lombardia. Giacchè il progetto è attualmente ancora in itinere, mi limiterò alla descrizione delle attività e ometterò volontariamente i nomi dei luoghi.


Ad ogni modo questo comune della Lombardia è caratterizzato da uno sprofondamento circoscritto ad un settore del territorio comunale particolarmente carsificato. In questi luoghi è sorto un numero non irrilevante di abitazioni che, nel corso del tempo hanno cominciato a manifestare cedimenti diffusi, inclinazioni delle pareti (anche quelle portanti) fessurazioni anche molto profonde che non di rado hanno intaccato le strutture. Per ovvi motivi l'amministrazione comunale non è potuta intervenire direttamente sulle proprietà private e per questa ragione si è deciso di porre in essere un intervento di difesa del suolo particolare ed avanguardistico: lo scavo di una serie di trincee lungo gli assi viari del paese dai quali fare dipartire una serie di micropali orizzonatli a raggiera sui quali le abitazioni potessero scaricare il peso. Lungi da me valutazioni di merito circa la qualità del progetto (non è il mio mestiere) mi è stato comunque chiesto se fosse possibile effettuare delle valutazioni (di fatto super partes in concomitanza con il monitoraggio geotecnico effettuato dalla ditta incaricata delle palificazioni) circa gli spostamenti registrati dalle abitazioni durante gli scavi e nel periodo successivo al riassetto del territorio. La mia proposta di monitoraggio è stata quella di effettuare tre campagne di monitoraggio laser scanner da terra.


La prima campagna ha di fatto dato il quadro fessurativo iniziale (a mio avviso devastante ma forse ho un'idea di casa eccessivamente precisa!!). In seguito, dopo sei mesi ho effettuato, sulle stesse abitazioni e dagli stessi punti di presa una nuova serie di scansioni. La qualità ed il dettaglio delle scansioni è stato di un numero di punti fittissimo, al fine di poter ottenere un quadro realistico e di grande dettaglio anche di quelle fessure millimetriche. In seguito alle scansioni ho successivamente effettuato delle fotografie con la fotocmera incorporata sul laser. La fese di processamento (effettuata tramite il software JRC 3D Reconstructor - http://www.gexcel.it/) è consistita inizialmente nella referenziazione in comune di tutte le scansioni e di tutte le immagini al fine di creare dei modelli tridimensionali analoghi e perfettamente sovrapponibili per le due serie di scansioni. Successivamente ho effettuato due tipologie di prova: l'inspection automatica delle due mesh (confronto automatizzato delle triangolazioni delle nuvole di punti) ottenendo indicazioni di massima relativamente alle aree in cui le nuvole di punti non erano perfettamente sovrapposte. Il problema però in seguito a questa elaborazione è nato nel momento in cui la affidabilità dell'inspection di fatto è di un'ordine di grandezza pari alla dimensione della variazione di apertura delle fratture che mi aspettavo. Risultato: è vero che in alcuni casi l'inspection mi segna una variazione, ma quella variazione può stare anche all'interno dell'errore intrinseco della misura, o in alternativa se la inspection non mi segna nulla è anche possibile che non veda nulla in relazione al fatto che le variazioni di posizione sono inferiori numericamente alla definizione della scansione o della inspection stessa. Come operare allora? In questo senso la letteratura, ed anche gli ottimi programmi di elaborazione mi sono venuti incontro. E' infatti possibile creare delle ortofoto digitali delle mie scansioni ponendosi in posizione ortometrica appunto, ed in particolare fatta la mesh (triangolazione della scansione) e colorata con le foto digitali (ottenendo quindi una foto tridimensionale) per entrambe le serie discansioni si possono ottenere le ortofoto della prima serie e della seconda serie. Tramite il programma Kubit (http://www.gexcel.it/) è stato quindi possibile esportare in cad le ortofoto digitali e rimontare il mio oggetto in livelli diversi: livello ortofoto prima scansione, livello ortofoto seconda scansione, livello quadro fessurativo 1 (ricavato dalla copiatura a mano in cad delle fessure della prima serie di scansioni) e livello quadro fessurativo 2 (ricavato nella stessa maniera). Al termine di questa operazione il risultato è un confronto possibile dei quadri fessurativi delle due serie di scansioni in tutti i punti nei quali ho provveduto a rilevare le fessure.


Risultati. Le aree di variazione del quadro fessurativo corrispondono a quelle indicate anche superficialmente dalla inspection automatica in Recostructor (indice questo della buona qualità del prodotto informatico), in particolare è stato possibile verificare una variazione sostanziale del quadro fessurativo sia in termini di numero di fessure per unità di superficie che per estensione delle fessure stesse. Le fessure maggiori infatti hanno aumentato la loro permanenza e dimensione longitudinale, mentre di norma quelle minori hanno conservato la loro estensione.


I dati sono stati poi suffragati anche da quelli dei fessurimetri.


Riflessione. I fessurimetri sono strumenti estremamente affidabili che permettono anche il monitoraggio in continuo delle fessure; il limite dell'uso dei fessurimetri è però che se una fessura nuova si apre a due centrimetri da quella vecchia e con una dimensione anche di 50 cm il fessurimetro non se ne accorge. Ecco quindi la validità del dato laser scanner in queste condizioni. Ovviamente i costi sono diversi in termini di tempo e di fatica benchè comunque un impianto in telemisura per un numero di fessure anche della metà di quelle osservate con il laser risulta con i fessurimetri sicuramente più oneroso.


Riflessioni?




mercoledì 3 dicembre 2008

Perchè siamo quì

La ragione di questo blog è essenzialmente quella di creare uno spazio di comunicazione e di condivisione del sapere tra professionisti che operano in ambiti diversi ma al contempo affini: la difesa del suolo, le tecnologie (nuove e tradizionali), le strumentazioni, ma anche la filosofia intesa come l'approccio alla problmeatica della difesa del suolo.
In questo spazio inizialmente saranno pubblicate infatti le nostre esperienze perchè possano diventare un argomento di discussione o di informazione sia per chi eventualmente quelle cose non le approva (e speriamo siano tanti a metterci in discussione) sia per chi non le conosce ed ha l'esigenza di conoscerle.

In un secondo momento, anche in relazione al numero di colleghi che ci visiteranno e ci lasceranno un segnale, pensiamo di aprire un blog gemello ma in inglese al fine di condividere con altre culture le nostre perplessità nonchè le nostre certezze.

Speriamo di avervi incuriosito.

La Frana del Ruinon


La frana del Ruinon è una delle frane più pericolose presenti nel settore centrale delle Alpi, intendendo il termine "pericoloso" nel suo senso puro. In particolare si tratta di uno scivolamento complesso in roccia di dimensioni stimate tra i 20 ed i 40 Milioni di metri cubi. Di fatto è del tutto analoga in quanto a dimensioni alla più celebre ed infausta frana della Valpola durante l'alluvione del 1987 (http://www.arpalombardia.it/cmg).

La conoscenza della frana risale alle prime manifestazioni dei primi anni '90 ovvero immediatamente successivi a quando fu ricoperta l'intera valtellina di interventi strutturali a pioggia in risposta proprio all'alluvione. In quello stesso periodo, vista anche la notevole disponibilità economica di fondi, nasceva, o meglio subiva un fortissimo impulso, il monitoraggio geologico. Secondo un'ottica un pò più moderna il monitoraggio di fatto è una risposta non strutturale ad un evento naturale. In particolare questo è indirizzato innanzitutto alla conoscenza dle fenomeno, alla successiva modellazione, ed in fine, secondo una moderna ottica di protezione civile, alla previsione e prevenzione degli effetti del fenomeno.

E' proprio in quest'ottica che il Ruinon oggi è così ben conosciuto, dal 1996 ad oggi sono stati numerosissimi gli strumenti e le attività di monitoraggio che lo hanno coinvolto.

Da un punto di vista tecnico sul Ruinon sono stati sperimentati estensimetri a filo, basi estensimetriche, distometri e misuratori di convergenza per misure manuali, inclinometri (fissi e manuali), piezometri a tubo aperto e casagrande (anche in telemisura), e una delle prime campagne di monitoraggio con GPS fisso in telemisura mai effettuata in Italia. a queste ovviamente numerosissime campagne di monitoraggio topografico sono state affiancate nel tempo.

Da un punto di vista prettamente geognostico invece, a parte gli ovvi sondaggi geognostici il Ruinon è anche stato studiato mediante geoelettrica: tomografie, stendimenti geofisici tradizionali e potenziali spontanei; infine vanno ricordate le campagne idrogeognostiche legate alla misura della diffusività di traccianti idrogeologici effettuata tramite l'immissione di fluorescina sodica e la misura con verifica della curva di esaurimento.

In ultimo dal 2006 (giugno) è attivo un sistema radar ad apertura sintetica da terra (GBInSAR) permanentemente installato nel versante opposto a quello in frana che permette il monitoraggio in near real time dell'intero corpo di frana e quindi un approccio al monitoraggio areale e non più puntuale.


Le nostre Immagini

Questo post ha semplicemente lo scopo di aggiornarvi sul perchè delle immagini che inseriamo con l'idea che dalle immagini inserite si possa raccontare l'esperienza e sulla base di quella confrontarsi.

- La foto di intestazione è la Frana del Ruinon - Valfurva, SO. una delle frane più pericolose delle Alpi centrali (approposito: vale ancora questa distinzione tra Alpi centrali, orientali ed occidentali??). Per i dettagli vedi il post Ruinon.

- La foto Marco e Rosa è scattata dalla sommità della via delle roccette alla base della nuova capanna Marco e Rosa (Lanzada - SO) sita sul pizzo Bernina a 3610 m di quota. La zona è stata interessata da un crollo in roccia, anche per il Marco e Rosa vedi il post specifico.

- La foto Madonnina Macialli è relativa ad una frana in roccia in Comune di Montemezzo (CO). Di suo la frana non è un evento di entità incredibili ma quello che la rende rischiosa è il torrente che scorre al piede. Al piede della frana infatti scorre il Torrente San Vincenzo, espressione di un bacino ricchissimo di conoidi e di aree di alimentazione e quanto mai imprevedibile in caso di precipitazioni intense e/o prolungate. L'asta termina nel lago di Como in comune di Gera Lario, ma prima di arrivare nel lago attraversa un tombotto al di sotto della statale "regina". Sistematicamente il tombotto si intasa e il torrente invade l'intero paese.

- L'immagine è l'unione di due screenshot durante la fase di elaborazione. In un comune della Lombardia, soggetto a sprofondamenti per effetti di un carsismo molto spinto uniti ad effetti antropici, è stato predisposto un progetto di difesa del suolo atto a contrastare gli effetti che questi sprofondamenti diffusi hanno avuto sulle abitazioni. L'incarico affidatomi è consistito nell'effettuazione di alcune campagne di monitoraggio tramite laser scanner e nella verifica che durante le attività di cantiere e successivamente alla chiusura dello stesso, non ci fosse un aumento condierevole del quadro fessurativo nelle abitazioni. Il Post relativo descrive meglio le attività ed i risultati fin'ora conseguiti.