domenica 18 ottobre 2009

Alluvione in Sicilia: per colpa di chi????






Messina, 2 ottobre 2009.

Un evento meteorologico avverso ed altamente impattante si abbatte sul messinese, in particolare sull'area di Giampilieri e Scaletta Zanclea. Un fronte roccioso si distacca dal versante che insiste sull'abitato, si incanala in un vallone e si abbatte sul paese prima di raggiungere il mare.

Risultato: 29 morti accertati, 7 dispersi, ovviamente sotto il fango. Questi più o meno i fatti.

Ma io non faccio informazione, io provo a dare un'opinione sui fatti.

Tante cose sono state raccontate sull'alluvione, per definire le responsabilità, per incolpare o per discolparsi, per scaricare la rabbia su qualcuno o ancora per dire "te la sei andata a cercare". A mio avviso la valutazione è sempre la stessa e la cosa che non ha funzionato pure. Anzi, sono due.

In primo luogo c'è la gestione del territorio. Al di là del fatto che le aree in questione fossero o meno martoriate dall'abusivismo, molti sostengono che le case non erano abusive (certo erano state sanate o condonate in larga parte), il fatto è è rimane che lì quelle case non aveva senso che ci stessero, almeno quelle nuove. Se è vero che ci sono case che stavano lì da 200 anni e che lo sviluppo di quei paesi e di quei luoghi è sempre coinciso con un uso del territorio obbligatoriamente gestito in questa maniera (lo spazio tra la montagna ed il mare è limitatissimo) non vedo come si apossibile che in Liguria la stessa gestione del territorio, non di rado ancora più esasperata dall'immane moltitudine di promontori, non ha portato ancora a situazioni come quella. Il fatto è che probabilmente la pianificazione territoriale è intesa come la programmazione "geometrica" della lottizzazione del territorio. Probabilmente si intende quindi per pianificazione territoriale non una programmazione di interventi, definizione di aree di sviluppo, gestione di interventi di difesa e conservazione del suolo ma solo ed esclusivamente definizione delle aree nelle quali andare a costruire e cementificare. Anzi, pegggio, si intende formalizzare che si può costruire dovunque. Vero è che il palazzotto investito dalla frana ha retto, vero è era fatto bene, vero è che non era abusivo e vero è pure che stava all'interno delle aree in cui si può costruire, e vero è pure che il fiume si è ripreso il proprio spazio e se l'è tirato sotto. Allora ecco trovata la responsabilità: è colpa del fiume! O forse invece quando si fa pianificazione territoriale lo studio geologico si fa realmente? o forse che quando noi geologi veniamo chiamati dall'amministratore di turno a fare lo studio geologico del piano di governo del territorio sarebbe il caso di studiarlo davvero sto territorio???? Forse che dovremmo fare una valutazione di deontologia professionale e di onestà intellettuale anzicchè pensare che se non diamo la possibilità di lottizzare i terreni il sindaco la prossima volta non ci da l'incarico??? Perchè questa cosa a tanti professionisti l'ho sentita dire, e non una volta soltanto. Quindi prima di tutto esame di coscienza.



Secondo problema: la montagna viene giù, la montagna non la puoi fermare e ormai le case ci stanno sotto. Che si fa in questo caso? La valutazione in primo luogo è: le case sono perse comunque. La seconda valutazione è: le persone però le posso togliere da li sotto. Già perchè paradossalmente quello lo possiamo ancora fare. Ed è quì la distribuzione delle responsabilità, direi lo scario delle responsabilità. Sta proprio quì.
L'unico modo per riuscire a beccarsi le frane che inevitabilmente ci saranno e che non si possono evitare è non starci sotto. Si perchè i 25 miliardi di euro raccontati da Bertolaso sono chiacchiere. Con 25 miliardi di euro ci sistemi, forse, tutto quello che conosci oggi come area di rischio in tutto il paese nell'arco di 15 anni, non in 15 giorni. Nel frattempo ci sono due problmeucci: le frane che non arrivi a sistemare in tempo ti vengono in testa lo stesso, il secondo è che per effetto di quella strana tendenza geologico anatomica della peneplanazione, di dissesti se ne creano di nuovi, che però non stanno nei 25 miliardi di euro. E allora come la mettiamo?
Ribadisco che l'unico modo che c'è per non morire di alluvione è non starci sotto quando avviene. E come si fa, mi direte? La risposta è semplice quasi come la domanda: si va via prima che avvenga.

Dal 2004 sono stati emessi degli strumenti normativi tanto belli quanto inteliggenti (per citare utilente un uomo inutile...). Si chiama "direttiva centri funzionali", nel gergo, ha un nome più lungo che mi secca scrivere. E' comunque il Decreto del Presidente del Consigloio dei Ministri del 27 febbraio 2004 successivamente modificato il 25 marzo del 2005. Sto stranissimo sistema normativo prevede che ci sia gente che passa il tempo a fare previsioni meteorologiche a lungo termine e di now casting, e sulla base di queste emetta diversi strumenti NORMATI E CODIFICATI che di fatto raccontano la situazione o ALLERTANO le strutture locali di protezione civile per le successive attività di prevenzione. Già perchè le attività di protezione civile cominciano dalla previsione e poi passano alla prevenzione (Legge 225/92) anche se tutti se lo dimenticano sempre! Quindi il sistema prevede le seguenti fasi:
- previsione meterorologica;
- comunicazione dei vari livelli di allertamento alle strutture locali di protezione civile (il sindaco per capirci!!!);
- azioni di governo delle piene, polizia idraulica e, se del caso, evacuazioni preventive.

In realtà il sistema è un pò più complesso ma mi passerete questo riassuntino.

Allora dov'è il problema? cosa non ha funzionato a Messina? Eh cazzarola! ce ne sono di cose che non hanno funzionato!
In primo luogo la direttiva prevede che ogni regione deve avere il suo centro funzionale e che fino alla creazione del centro funzionale decentrato regionale la previsione la fa il centro funzionale nazionale. Primo problema quindi: la Sicilia dal 2004 ad oggi il suo centro funzionale allegramente non se l'è ancora fatto e si prende gli allertamenti da Roma che ovviamente ha un polso della situazione esclusivamente legato a quello che vede dagli strumenti. Peccato che il polso della situazione, in casi di eventi meteo, te lo puoi fare in fase di now casting affacciandoti al balcone, peccato però anche che in Sicilia non c'è nessuno che si affaccia al balcone perchè non c'è l'organo deputato ad affacciarsi al balcone!
Secondo problema: se Roma manda un allerta meteo "avviso di criticità di carattere ordinario" (livello di allertamento ben codificato che significa "signor sindaco comincia a muoverti!!!" anch quì mi passerete il riassuntino) ed il sindaco, "autorità locale di protezione civile", non conosce la direttiva e non sa che significa avviso di criticità, è un bel casino!!! Si perchè se io ti dico muoviti e tu però parli inglese, finchè io non ti dico go tu ti stai bellamente fermo. E di chi è la colpa??? Io direi che il sindaco è tenuto a parlare inglese!! Il livello di criticità non è convenzionale, è normato! Ordinario significa go! significa muoviti! Anche se in italiano ordinario significa ordinario. Se lo avessero chiamato livello di criticità paperino, benchè paperino sia simpatico, normato significa normato!
Terzo problema è che nel caso di Messina c'è di più. Si perchè quand'anche il sindaco avesse avuto l'arguzia di andarsi a leggere la direttiva centri funzionali ed avesse anche ben pensato di capire che con l'avviso di criticità ordinaria non si sta con le mani in mano, gli mancava un elemento simpaticamente utile quanto assolutamente assente: il fatico piano di protezione civile. Wow, rieccolo finalmente... Sometime they came back. ed infatti sempre ad un punto siamo: monitoraggio, allertamento, evacuazione. La grande triade.

E allora siamo ancora convinti che non si possano individuare le responsabilità?
Pensiamo ancora di poter andare avanti gestendo la difesa del suolo solo con opere attive o cominciamo a prendere consapevolezza del fatto che esistano soluzioni diverse e chi se ne frega poi se la gente non vede la macroopera, l'importante è che non ci resti secca sotto cavolo!

Ultima valutazione: il silvio nazionale che uscendo il 6 ottobre dalla prefettura dichiara: "vi faremo le case come in Abruzzo, solo il problema quì è idividuare aree idonee perchè non ce ne sono". Come non ce ne sono????? Non ci sono zone sicure??? E se non ci sono zone sicure le fondazioni del ponte più lungo del mondo dove le fai in zona insicura??? Mi pare una grande idea!

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